



"Davide, se leggi questo molto probabilmente io sarò morto.
Volevo ringraziarti un'ultima volta per essere rimasto sempre al mio fianco e avermi dato la forza per continuare a lottare e andare oltre senza mai arrendermi. Grazie di avermi fatto conoscere questo mondo che è la Giocoleria, mondo che ha preso tutto di me, e ora anche la mia vita. Infatti se leggerai questo messaggio significherà che non ho avuto successo nella mia impresa, ovvero provare lo SputaFuoco con petrolio bianco; avevano detto che era molto pericoloso, ma non ho saputo resistere, volevo riuscire almeno ad eguagliarti, non potevo resistere ancora sapendo di vivere sempre e solo nella tua ombra. Veglierò per sempre su di te dall'alto, o dal basso che sia, affinché nulla intacchi il tuo animo e tu possa essere ricordato per sempre come Laco il Giocoliere.
E ora Davide, ora ti do il mio saluto e ti auguro buona fortuna, sei stato un leale e fedele amico e hai fatto la differenza nella mia vita. La nostra amicizia rappresenta un tesoro per me, ti ricorderò con dolcezza e avrai sempre un posto speciale nel mio cuore.
Il tuo amico, Paolo Marucchi, Venerdì 14 Novembre 2008."




Click, Luce.
[Laco entra in camera dopo aver acceso la luce con l'interruttore]
Voce: «Ah! Proprio te cercavo! Allora dimmi un po': cos'è sta storia della candela?»
Laco: «Ma da dove proviene questa voce?»
Voce «Se, mo fa finta di non vedermi: oh sono qui, vicino alle cuffiette».
E' la candela del Monopoli: è arrabbiata.
Laco: «Ahhh certo: sicchè tu saresti la candela del Monopoli parlante eh?»
Candela: «E tu l'imbecille che sta scrivendo le mie parole»
Laco: «Touchè. MAMMAAAA! COSA C'ERA NEL TIMBALLO DI CARNE CHE MI HAI FATTO?!»
Candela: «Ehi ehi ehi! Mo' è inutile che cerchi di cambiare discorso: guardami qui! Cosa hai detto poco fa?»
Laco: «Niente perchè che ho detto?»
Candela: «Aaaaah non se lo ricorda: amico io non sono una buffona! Ti ho sentito benissimo: sta mattina hai detto a un tuo amico, "Mi sento insignificante come la candela del Monopoli"»
Laco: «IO?! [Sarcastico] Ma che scherzi? Non mi permetterei mai di offendere una tale pedina di siffatta statura»
Candela: «Giovanotto! Tu è inutile che sfotti sai? Sono candela del Monopoli, e me ne vanto.. tsk»
Laco: «Senta signora candela... Gesù bambino, ma che cosa sto dicendo? ... mi ascolti: lei non si deve offendere, è un modo di dire... »
Candela: «mai sentito»
Laco: «E' perchè non hai le orecchie»
Candela: «E CONTINUA! Senti tu, comico dei miei coglioni, sai cosa significa essere una pedina del Monopoli?»
Laco: «Sei un'allucinazione per mancanza affettiva eh? Dì la verità...»
Candela: «Innanzitutto, in America ai nostri colleghi li fanno di ferro! E non come qui in Italia! "Oh sì dai, facciamoli in legno, è così fine e chic»
Laco: «Beh è vero»
Candela: «Sì, ti vorrei vedere a te quando il tuo nipotino di sei mesi ti piglia in bocca e comincia a sgranocchiarti la punta...»
Laco: «Effettivamente... ma son bambini»
Candela: «Ecco appunto! Fossimo anche noi in ferro glieli STRONCHEREMMO quei dentini di M&RDA! E invece no! Siamo in legno. Altra cosa: l'hai visto il colore del tabellone?!»
Laco: «Sì è un bel verde»
Candela: «un bel verde? UN BEL VERDE?! Ahhhh, ecco: mo' sì che si spiegano quell'orrende camicie che hai nell'armadio»
Laco: «Ma perchè devi offendere?»
Candela: «FA SCHIFO COME VERDE! E' inguardabile! Sembra il colore della lattuga con la pleurite! Non mangio più insalata tanto che mi da fastidio il verde. Eppoi, eppoi...»
Laco: «Eppoi?»
Candela: «Spè che mi sono perso. Mannaggia avevo acquistato un bel ritmo... allora dunque: legno, verde, la lattuga... AH Sì! Il tabellone. 40 caselle ignoranti e reazionarie!”
Laco: «No senti, ascoltami: come fa un tabellone ad essere reazionario?”
Candela: «Guarda in basso, vicino al via: i territori più sfigati di tutto il gioco, i rosa e i blu, dove li vanno a mettere? Confinanti alla Stazione Sud, con annessa e connessa la Tassa Patrimoniale! Come a dire che nelle stazioni ferroviarie periferiche del meridione son tutti ladri e pezzenti!»
Laco: «Ah! Ecco da dove l’hanno preso il verde la Lega Nord: dal Monopoli»
Candela: «Esatto, bravo… MA NON DICIAMO STRONZATE! Zitto! Dicevamo? Ah sì: e come se non bastasse, nel caso ci fossero dei dubbi, a dieci passi dal Via ti trovi da una parte una prigione rossa e dall’altra una pedana di transito così sottile che non sia mai capiti insieme alla Pera, si spacca tutto e cadi a terra. Eppoi: è dal 1935 che esiste 'sto gioco e l’omino nella prigione E’ SEMPRE LO STESSO! Settantatre anni filati che quel povero uomo non vede la luce del sole! Magro magro, pallido, con quella scatola di cereali sulla testa!»
Laco: [Guarda il tabellone] «Eggià: sembra proprio una scatola di cereali»



Voglio scrivere questo intervento per esporre un concetto, per fare un invito, per dare semaforo verde a un pensiero che con la forza di un rutto oceanico sgorga dalle mie labbra: VOGLIAMOCI BENE! Viviamo in un era di confusione, le nostre giornate sono un continuo pattinare in una strada in salita lastricata di sapone e di merda. La vita moderna ci stressa, ci fa male, nuoce. Ecco, questo è un provvedimento a cui dovrebbe lavorare il Ministero della Salute: stampare su ogni placenta la frase “La vita, nuoce gravemente alla salute”. Perciò ve lo ripeto: VOGLIAMOCI BENE! E’ tutto qui ragazzi, non raccontiamoci fandonie… una volta morti si diventa carne per vermi; è tutto qui, nessun gioco post mortem, nessun paradiso idilliaco o inferno demoniaco: è tutto, ma proprio tutto tutto qui, quindi di nuovo VOGLIAMOCI BENE.
Perché non posso svegliarmi la mattina, e scoprire che la linea verde della metropolitana è rotta. Non posso dopo essermi svegliato alle sei per arrivare alle otto e mezza in università, e scontrarmi contro un tecnico della metro che non mi vuole bene:
«La metropolitana è chiusa! Non si passa»
«… Nooo! E mo’? Scusi come faccio ad arrivare a Lambrate?”
«E’ INUTILE CHE SI INCAZZA COM ME! LE HO DETTO CHE LA METROPOLITANA E’ CHIUSA PER UN GUASTO G-R-A-V-E”.
Amico tecnico, ma che t’ho detto? Se io sono qui alle sette e già ti trovo dietro le barricate, significa che tu a differenza mia sarai in piedi dalle quattro. Che avrai sputato sangue dietro a centinaia di persone che prima di me saranno scese e si saranno lamentate con te per il disservizio. Ma non puoi reagire così quando ti faccio una domanda cortese: amico tecnico, VOGLIAMOCI BENE! (Tanto sappiamo che io e te voteremo la stessa cosa, tra cinque anni).
Non posso stare un ora e quaranta in piedi alla stazione di Cascina Gobba vedendomi passare tre autobus pieni e poi andare a finire a mazzate con una tabbozza: se al quarto pullman che passa, finalmente sto riuscendo a salire, e te mi afferri per il braccio strattonandomi indietro per passare davanti a me, dopo che ho già perso 2 ore di statistica all’università, poi non ti meravigliare se ti afferro per la cintura e ti schiaccio contro una parete del pullman per ritornare davanti.
“Cazzo alzi le mani?” è vero ti ho strattonato, ma tu mi hai anche scucito i coglioni.
Allora vorrei dirti, amica tabbozza con piercing al labbro e trucco carico modello matrioska: VOGLIAMOCI BENE! (E vai a letto prima, basta che la smetti di andare in giro con quei cerchi viola sotto gli occhi modello orsetto lavatore).
Non posso camminare tranquillo nel parco davanti alla mia università e beccarmi l’unico tamarro alto un metro e un puffo che vuole fare del brutto a me. Io sto camminando, sto voltato con la testa parlando con un mio amico e mi vedo te che arrivi e mi sfondi la spalla tirandomi una botta di proposito perché sono vestito con la camicia variopinta e la cravatta? Perché, nella tua testolina stracolma di merda, hai trovato una marionetta con cui divertirti? Allora non tentare di spaventarmi quando ti chiedo, rubandoti una frase dal tuo vocabolario: “Minchia, ma ce la fai?!”… perché tanto al mio paese le capedicazzo come te sono all’ultimo gradino della catena alimentare. Prima ti fai anche tu un bel giretto ai Quartieri Spagnoli e ne esci vivo conciato come sei, poooi, caso mai, puoi farmi brutto.
Allora vorrei dirti, amico tamarro: VOGLIAMOCI BENE! (E alzati quei cazzo di jeans).
Non posso fare un complimento a una ragazza sul suo trucco e sentirmi rispondere: “Ho il fidanzato, è geloso”. Non ti meravigliare se poi ti non ti cago più: perché se ogni volta che ti rivolgo la parola tu la prendi come un avance, allora è chiaro che poi ti considero una narcisista della peggior specie. Non sei il mio tipo, mi spiace: a me piacciono basse, scure di capelli, paffutelle e molto spiritose… non alte tre metri e dieci, capelli a caschetto biondo modello zoccola russa e così magra da poter essere usata come chiodo nel legno. Quindi vorrei dirti, amica ragazza (Brr, orrore scusate, suona malissimo): VOGLIAMOCI BENE! (E possibilmente DALLA! Perché anche se hai il ragazzo qui nessuno di noi è geloso).
E infine mi rivolgo a te, che stai leggendo questo intervento e lo trovi un po’ fiacco per i miei standard: hai ragione, ma VOGLIAMOCI BENE comunque, perché ti prometto che ciò che tu auguri a me, il doppio ti ritorna a te.
Amate il vostro prossimo, sorridete al vostro vicino, offrite da bere allo sconosciuto che bussa alla vostra porta, date affetto a chi vi vuole bene, non fate mancare niente al vostro\a fidanzato\a e accarezzate vostra madre, che ha rifiutato la mia proposta di stampare nella sua placenta: “La vita, nuoce gravemente alla salute”.
E indovinate perché non l’ha fatto? Perché, vi vuole bene. Ecco come tutto è un grande cerchio, come chi comincia ha già finito e come nella mia testa proposizioni sconnesse riescono a trovare un connubio in una chiusura così improvvisata.
(Si nota eh, che ho finito le mie medicine?)

Molti di voi, o almeno quelli che mi conoscono meglio, si staranno domandando perché ho deciso di intitolare questo pezzo “Misoginia”. Sapete infatti che ho sempre difeso le donne e che da un po’ di tempo a questa parte ho cominciato a ripete la frase: “Dire che è impossibile capire le donne è un’ottima scusa, ma anche una meschina bugia”. Allora, di nuovo questa domanda: perché “Misoginia?”. Il fatto è questo: io e un mio amico abbiamo cominciato a “contenderci” il cuore di una ragazza… ovviamente per scherzo, facendo finta di farci dei dispetti o di elaborare piani diabolici per mettere fuori gioco l’altro. Era per gioco appunto, ma non ho potuto fare a meno di pensare e di riflettere sul fatto che sempre più spesso, ormai, sentiamo parlare di amicizie finite a causa di una donna. Ora, non voglio accusare il “gentil sesso”, ma far riflettere noi maschietti: vale la pena, per una donna, buttare nel cesso un’amicizia? Un legame così forte che si è venuto a costruire anno dopo anno, che finisce, così, dall’oggi al domani per una ragazza? Non sarà che noi maschi siamo succubi di una divinità che noi stessi abbiamo creato, sottomettendoci a questa potente creatura di 5 lettere: donna?
Insomma: la mia testa come al solito era partita in quarta, sgommando e bruciando molti semafori rossi. La risposta, almeno nel mio caso, era affermativa: ero e sono sottomesso all’influenza che ha una bella ragazza sulla mia persona. Ma allora: come fare? Come poterne guarire?
Non lo so ancora, probabilmente una cura DEFINITIVA, non esiste… però esiste qualcosa a questo mondo in grado di scuotermi: una sorta di panacea, di pianta medicamentosa che presa a piccole dosi può fare miracoli.
Sto parlando di uno dei pezzi di un grande cabarettista: Dario Cassini.
Basta con questa storia. Tutti mi vogliono far passare per misogino: perché insistono a far passare per misogino? Io abito sulla Flaminia, se passo per Misogino allungo. Poi il problema non è mio, io non ho nessun tipo di avversione nei confronti delle donne. Sono… veramente entusiasmato dal sesso. Ma lo siamo tutti, ognuno di noi passa i primi nove mesi della nostra vita a pensare al sesso: stiamo nella placenta e il nostro unico pensiero è “Di che sesso sarò?”. Sono una donna? Potrei essere una donna, mia mamma è una donna, sono una donna dentro un’altra donna: cazzo una matrioska. No no: potrei essere un uomo e se sono un uomo dovrei avere il pisello. Cerchi in questo liquido amniotico, al buio, il tuo pisello, becchi il cordone ombelicale lo scambi per il tuo pisello e cominci a pensare: “Epperò eh? Eh! Ma andiamo! Ma che bella vita che mi aspetta!”.
Ma non è così, perché appena vieni al mondo arriva un medico che TRAK! Ti taglia il cordone ombelicale che tu non sai che è il tuo cordone ombelicale e gli vorresti dire «BASTARDO! Era ancora a chilometri zero». Poi ti chiedi perché sei fissato con il sesso: sei nato da quaranta secondi, arriva un’infermiera bionda naturale, sesta naturale, il tuo piccolo corpo nudo davanti, prende il borotalco, se lo mette nella mano, ti punta il pisello e comincia a massaggiartelo per cinque minuti: sorride, ha cominciato lei e sembra che le piaccia, non ti capiterà mai più in tutta la vita!!
Le donne sono un’altra categoria, sono un miracolo nella capacità di mentire: sono fantastiche.
Ho incontrato una ragazza con dieci centimetri di tacchi, le calze che si vendono in farmacia quelle gommate per fare il sedere alla brasiliana, con la guaina per tenere in dentro la pancia, il push up per tenere su il seno, la bocca rifatta, il naso rifatto, gli occhi tinti, i capelli dipinti, mi guarda e mi fa: «Tu non sei sincero».
…
Io non sarò sincero ma tu sei robocop baby. E poi… il push up è una macchina infernale, che prende il nulla, il vuoto pneumatico, l’antimateria e te la strizza a gobba di cammello che tu lo vai ad aprire pieno di aspettative e quando lo apri ti metti a piangere come a un funerale di seconda classe! Allora perché noi maschietti non abbiamo diritto a un push down: una mutanda a collo alto che prende la panza, la strizza al pacco, così quando aprite capite che cos’è una delusione amorosa!
Poi la scorrettezza totale nel barare anche sull’altezza: perché i tacchi? Perché?! Perché se li mette una donna è una figa e se li mette Albano è un coglione? Perché? Dov’è la parità dei sessi? Io esco con te che sei alta due metri e dieci, torniamo a casa, ti togli le scarpe e non ti trovo più! Perduta nella moquette: fai amicizia con gli acari che organizzano una cordata con i folletti! Perché le criminali, si mettono i tacchi e non se li levano MAI, prima di essersi sdraiate sul letto. E quando si sdraiano sul letto, perché sono criminali vere, si sdraiano in obliquo… per confonderti. Finche tu non richiami il sangue dove è andato occasionalmente, lo rimandi al posto suo al cervello, ti fai due conti: base per altezza, sei una nana e VAFFANCULO!
Misogino.. sincero! Come l’olio di Puglia, diciamo la verità. C’è un modo amici uomini, un modo sicuro per avere una bella e sana vita sessuale ed è… farcela da soli. Sto parlando di autoerotismo… vi vedo un po’ confusi: le pippe! Le pippe sono sensazionali! Hanno un sacco di vantaggi rispetto a una donna che se proprio ti dice bene te la devi pure sposare, perché è tipico innamorarsi di un culo e poi dover andare avanti nel sentimento. Le pippe sono fantastiche: con le pippe non ti devi telefonare, sei già là. «Facciamo?» «VAI!». Te lo dai subito, al primo appuntamento, un zoccolone e te lo ridai se c’hai il fisico! È bellissimo!
Con le pippe dopo, non ti devi coccolare OLEEE! Al massimo: «Roger alla prossima» «Iuston tutto regolare». Le pippe hanno un grosso vantaggio per noi fumatore: ogni fumatore se è incallito come me deve inalare nicotina una volta ogni quindici minuti. In una chiavatina tipo di 45 minuti, che vi auguro ma sto scherzando, ti verrebbe voglia di fumare tre volte…
con le pippe no! Con una mano fumi e con l’altra ti fai la pippa è fantastico! E’ veramente bellissimo! Se sei veramente un fenomeno allenato, puoi fare anche gli anelli di fumo e canestro! FERMI! Non vorrei che qualcuno di voi eccitato dal testo ci provasse, perché se vi casca la brace su un coglione, quel coglione… siete voi.
[D.Cassini]
Vivi e lascia vivere, ma soprattutto
Ridi e lascia ridere.

E gli amori finiscono, e finiscono di colpo all’improvviso come una lampadina che scoppia.
O finiscono piano piano… come una lampadina che scoppia piano piano.
E’ finita, perché non fai mente locale? E’ fi-ni-ta. L’amore altro non è che un pesce rosso che hai vinto al Luna Park: non puoi pretendere che duri in eterno.
Eppoi le dici «Parliamone»
«Pfff, parliamone» risponde lei; ti guarda così, come si guarda una piscina piena di Vinavil.
«Va bene, va bene allora una di queste sere ne parliamo». Te lo dice anche per farti togliere il piede dalla portiera del taxi che te la porta. Te lo dice, la rivedrai, però… da amici.
E’ una stronzata.
Ma è la tua ultima chance: ti prepari sai che lì ti giochi tutto, sai che non è un appuntamento ma una finale e ti prepari. Dovrai arrivarci calmo, calmo e concreto; magari anche un po’ ironico, ma obbiettivo e rassicurante.
Ecco dovresti ispirarti a Enzo Biagi e invece, ti entra in circolo Trapattoni con le tre regole del vecchio Trap: umiltà, determinazione e tanto, tanto, contropiede.
Sarà lei a scoprirsi all’orizzonte e tu colpendo di rimessa troverai la vittoria. L’amore. Andiamo con ordine: dovrai essere perfetto dall’inizio alla fine, non dovrai sbagliare una mossa: arriverà e ti chiederà
«Come stai?» e tu «Bene, sto bene» generico ma positivo.
Oppure «Benissimo» per un rilancio d’immagine… provi allo specchio un «Sto da Dio», ma lo vedi non ti regge la faccia. Abbiamo detto coperti e contropiede, su una cosa ti impegni al limite del giuramento: guai saltarle addosso, sarebbe la fine. Anche perché sarà lei a farlo e tu le resisterai.
Davanti a lei ci sarà un uomo vero, un uomo ch… o-occhio che sta arrivando! Eccola là, mi raccomando tranquillo e positivo, Enzo Biagi e contro piede, attento alla domanda del “come stai” tranquillo dai!
«Ciao, come stai?»
«DA CHI CAZZO ANDAVI QUELLA SERA IN TAXI TROIA»
…
Per fortuna lo pensi ma non lo dici. «Come sto? Non c’è male, tu, i tuoi?» Sì, vai avanti così, sei partito col piede giusto, continua a parlare del più e del meno: «Non ci son più le mezze stagioni», grande, questa è classe vai avanti, vai avanti così, sul vago «Ehh, come hai detto che ti chiami scusa?»
… ci sei stato insieme due anni, lascia che parli lei.
Portala a bere, hai cominciato con il piede giusto. Il Trap è lì che ti guarda in panchina, non ti fischia perché lo vede: sei in serata. E lo sei per tutta la sera e addirittura è un crescendo con il botto finale: perché ritornando a casa dopo la mezza ti ritrovi a cantare a squarcia gola cavalcando un Battisti che va per radio «Le bionde trecce e gli occhi azzurri e poi…» Lei ti viene dietro, ti sorride, UN SUCCESSO. E’ davanti al portone che la musica cambia... parte One More Night.
Dovresti prendere l’autoradio, buttarla fuori dal finestrino e schizzare via impietoso con i tre punti in tasca come il Trap in trasferta. E invece no, ti sfugge l’attimo e ti inchiodi lì a guardarla smarrita con due occhi da orfanello; e lo sai che dovresti andartene sgommando… ma non ci riesci, perché sei fradicio di quell’amore!
Quello che ti è rimasto, è il rabbioso orgoglio di un etto di crescenza.
Ma porca di una miseria, ragiona, non sei Bambi! L’hai portata al cinema da grandi amici, poi in pizzeria a parlare di viaggi, sei stato grande! Grande! Ma adesso è il momento di stringere i denti, darle uno straccio di buona notte e andartene via, e andare via! Con i finestrini aperti se vuoi, e la radio a tutto volume per farla sentire una merda, in colpa, sul marciapiede! Enzo Biagi andrebbe via!
Ma anche Don Mazzi andrebbe via!
E invece no tu non ci riesci, perché c’è sto cazzo di ritornello che è più forte di te. Reggi l’urto del primo, sbarellando un po’ ma ti lascia il segno. E all’altezza del secondo sbrachi, ti squagli come un cornetto al sole, dentro di te, qui, proprio qui, all’altezza dei bronchi… c’è una manica di stronzi che ondeggia le braccia al cielo con gli accendini accesi. Fuori lì a trenta centimetri c’è la donna della tua vita e dentro e fuori c’è sto cazzo di One More Night… ma ormai sono passati anni, non possiamo più dare la colpa a Phil Collins! Ammettilo, quello che hai cercato di darle quella sera non era un semplice bacio della buona notte, no, era un metro di lingua che hai scatenato per l’abitacolo. Il giorno dopo avevi una macchina con gli interni tirati a nuovo. Ma era una macchina, sulla quale la donna della tua vita non sarebbe salita mai più.
No, no… molto meglio gli amori che finiscono di netto, così all’improvviso come un dito che viene giù dal cielo e ti schiaccia sotto il naso il pulsante dello STOP.
Che squillino le trombe!
Ho finalmente raggiunto, e nel giro di pochissimo, superato i 5000 visitatori!
5000 anime malate che hanno perso qualche minuto a leggere i miei esperimenti che ho fatto in questi due anni.
Facendo un rapido calcolo ogni giorno questo blog è stato visualizzato in media da 6,8 persone!
... ma non avete niente di meglio da fare?
Lo "0,8" è per l'onorevole Borghezio, che so che è un fan del mio blog, ma che non ho potuto contarlo come persona intera... spero che non si offenda. E se si offende pazienza, mi perdonerà visto che si professa cristiano.
Intanto come avete notato nella foto a sinistra c'è una novità: ho una collana rossa!
A parte gli scherzi, rispondo a tutti quelli che mi hanno chiesto "perchè" compresa mia mamma che sta in cucina urlando «Hommioddio è bruttissimo, signore perchè, cosa ho fatto di male?!» informandovi che ho cominciato a fare teatro, anche se mi è arrivata una lettera dei Carabinieri che mi intimava di smetterla.
A marzo (dio volendo) andiamo in scena con la commedia "Il Trasloco" (titolo di De Filippo: "sogno di una notte di mezza sbornia" ... che era molto meglio ma a me nessuno m'ascolta), dove interpreto Amedeo Montemurro: il figlio del protagonista. La parte l'ho ottenuta perchè dormo con il regista. Ora, questo Amedeo Montemurro purtroppo, porta i capelli MOLTO corti, tant'è che a marzo dovrò accorciarli ancora di più... mio padre parla di una trovata registica, in realtà si è voluto togliere lo sfizio di vedermi con i capelli corti (mio padre e il regista sono la stessa persona, l'uno si trasforma nell'altro nelle notti di luna piena e si ciba esclusivamente di bustine di Tè deteinato).
Adesso la mia chioma non c'è più... e si che ne ha viste di cose, è stata una compagna fedele per più di un anno. M'ha visto diventare maturo, sia in senso anagrafico che scolastico, ha visto l'arrivo di una bella ragazza nella mia vita impregnandosi del suo profumo e ha visto quando se n'è andata. Ha visto e conosciuto un sacco di persone che quest'anno mi sono state vicine, ha fatto persino in tempo ad assistere al grande ritorno di un pezzo della Sicilia, Narses, prima di finire sul pavimento del parrucchiere pochi giorni dopo.
Intanto siamo ancora al tre settembre, e non mi sono ancora iscritto all’università… ma si sa, sono amante del rischio. E a proposito di “amante”, sto ancora cercando una ragazza: quindi mi rivolgo a voi, signorine cieche di 85 anni con evidenti problemi lombari, fatevi avanti!
Ah, c’è un’altra novità: voglio imparare a suonare la cornamusa elettrica, solo che non mi fido ad acquistarla su internet. Quindi se qualcuno di voi (zona milano) sa dove posso andarla a comprare, mi contatti per favore.
Ps: mi hanno regalato un libro di ombre cinesi… a quanto sembra i miei amici mi considerano più strano di quanto pensassi. Certo uno che vuole imparare a suonare la cornamusa elettrica qualche problema ce l’ha
Pps: www.lacavernadiplatone.splinder.com … così, tanto per ricordarvelo
Ppps: Ridi e Lascia Ridere, ma questo voi lo sapevate già.
PpppS: Giovedì, dalle 10 alle 17 e venerdì dalle 9 alle 14, se non avete niente di meglio da fare, concentratevi su una ragazza , la Titti (alias la dolze Sfogliatella) che in quelle ore farà l'esame di ammissione per l'ISIA . Se mi volete bene fate conto che sia io a fare quel test, e mandatele tutte le benedizioni che conoscete :-D
P(eccetera)s(giuro che è l’ultimo): Grazie di cuore a tutti, vi voglio bene.


Nel vivere del nostro buio quotidiano, ogni tanto incontri un raggio di luce… spesso, è una moto che ti sta investendo. C’è del fanculo nell’aria. La vita è un puzzle da comporre giorno per giorno tassello dopo tassello: è pescarlo in quel metro di merda che la rende difficile.
Ma, non è vero che la vita passa senza un perché: anche quest’anno continua l’impegno di Golia Bianca nel difendere la natura, ciucci una menta e salvi un orso polare …sentirsi utili e buoni, basta poco per dare un senso alla vita. È quando lecchi un francobollo che non sei sicuro di salvare uno statale.
E ti dicono grazie «Grazie», «Grazie», «Grazie» perché forse non c’hai pensato, ma sono proprio i tuoi acquisti anche i più semplici che fanno girare l’economia. È quando arrivi alla cassa che ti si ferma l’economia e cominciano a girarti i coglioni.
Dura la vita, c’hai provato e lo sai. Come alzi la testa piovono cazzi e martelli. È un Vietnam a ogni angolo, una fogna in testa e un’altra nel cuore, tutti contro tutti… basta non è una vita: è un inferno per doberman. Ma un giorno dopo l’altro ti sei fatto la scorza, sei diventato un duro. Un inferno per doberman? Fanculo, sempre meglio di un paradiso per cocker.
E guardi su: piovono cazzi e martelli ma sempre cielo è. Ti saluto mamma io esco. «Torni?».
E guardi giù: siamo virgole di gazzetta, siamo sputi nella corrente mamma è la vita, quel tratto di piano inclinato spesso in forte pendenza lastricato di sapone e di merda… come faccio a dirti se torno? Sono poche le mamme tranquille, uh, poche: forse nemmeno quelle quattro in Tennessee coi figli sistemati: quei quattro pirla stipendio fisso del Tennessee che giocano a tappi in veranda aspettando che sia pronto il wisky.
«Che ne dici Jack ce la facciamo una partita a tappi?» «come no vai una secca!» e pare una stronzata, dice la mamma di quel Jack, ma alla fine di ogni partita mi torna a casa invecchiato di 5 anni. Chi siamo mamma? Dove andiamo? Perché a trentanni siamo quelli di Brave Heart e a quaranta quelli del guscio meliconi?… c’è del fanculo nell’aria mamma.
«Questo lo so, respira profondo e vivi, se vuoi sognare sogna, voglio che sogni.»
Voglio che pensi al futuro perché il futuro è un campo di girasoli: dove troverai il tuo migliore amico…in camporella con la tua ragazza. Certo una vita senza problemi è impensabile… così ti lasci prendere dal blues, da un motivo steso su una traccia audio con una tromba dal timbro acuto e poche note di pianoforte. Ti sdrai sul letto, lasciandoti trasportare dalla melodia, facendoti guidare fino a raggiungere un vicolo mal illuminato alla periferia di Manhattan, con una luna a metà del cielo strozzata dagli alti palazzi ai lati delle strade. Continui a camminare, dando poca importanza al fumo che esce dai tombini semi scoperchiati e poco ti importa di sapere dove stai andando. Segui solo un suono, quella tromba in lontananza, che ti fa abbandonare la tristezza per lasciar spazio a un dolce senso di ispirata malinconia: fuori dal nero e dentro al blu…
